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La storia di Pasquale Bruno

(Leggendario bandito di Bauso)

 

Pasquale Bruno è un personaggio vissuto a Bauso tra la fine del 1700 e i primi anni del 1800: infatti è nato a Bauso nel 1780. Ebbe una vita molto travagliata a causa di certe vicissitudini che condizionarono la sua esistenza e per le quali pagò un conto molto alto.Fu amato dalla gente che vedeva in lui l'eroe popolano che osava ribellarsi ai soprusi e alle ingiustizie dei signori del tempo.
In effetti Bruno fu un uomo che lottò da solo per vendicare i torti subiti, anche se le sue gesta avventurose esaltarono i bausoti che provavano per il bandito sentimenti di stima e di rispetto ed ebbero perfino atteggiamenti di protezione verso la sua persona fino alla tragica conclusione della sua esistenza. Le sue vicende tragiche furono narrate da Alessandro Dumas, padre, in due opere: "Pasquale Bruno" pubblicato a Parigi nel 1838 e "La vera storia di Pasquale Bruno" pubblicato a Parigi nel 1842.Lo scrittore francese conobbe le vicende di Bruno dall'amico Vincenzo Bellini, il musicista catanese e così racconta: "Ascoltate, mi disse Vincenzo "Bellini, non dimenticate di fare una cosa, quando andrete da Palermo a Messina per mare o per terra.Fermatevi al piccolo paese di Bauso, vicino alla punta di Capo "Bianco. Di fronte ad un albergo troverete una strada in salita che termina a destra con un piccolo castello a forma di cittadella. Alle mura di quel castello si trovano appese due gabbie: una è vuota, nell’altra biancheggia da venti anni la testa di un morto.Domandate al primo viandante che incontrerete la storia dell’uomo a cui appartenne quella testa e avrete uno di quei racconti completi che dipingono tutta una società, dalla montagna alla città, dal contadino al gran signore".Ne rimase coinvolto e volle venire a Bauso per conoscere i luoghi che avevano visto il bandito, protagonista di una vita alquanto avventurosa. Lo scrittore, giunto a Bauso, si diresse verso il Castello, nelle cui mura vi erano le gabbie di ferro: una era vuota, l'altra, invece, custodiva il teschio di una persona uccisa venti anni prima: era il teschio di Pasquale Bruno. Dumas raccolse tutte le informazioni sulla triste storia e, di ritorno a Parigi, scrisse i due romanzi.La vicenda inizia molti anni prima e vede primo protagonista e causa di tutte le tragedie il padre di Pasquale, Antonio, detto “Zuzza”. Questi per vendicare l'onore della propria moglie aveva tentato di uccidere il Conte di Castelnuovo che aveva rapito e violentato la donna, Antonio fu condannato a morte e la sua testa fu messa in una gabbia sulle mura del Castello, a monito per tutti gli altri bausoti.La moglie e il figlio, ancora ragazzo, preferirono lasciare Bauso e si rifugiarono sulle montagne di Barcellona Pozzo di Gotto.Alla morte della madre Pasquale torno a Bauso e, secondo la leggenda, durante una gara di tiro a bersaglio colpì la testa del padre, facendola rotolare giù dalla gabbia e mettendo fine a quel triste spettacolo. Iniziarono così le sue disavventure leggendarie e il suo mito varcò i confini del suo paese. Pare che Bruno a Bauso sia vissuto in un antico palazzo, i cui resti, ancora oggi, si trovano nella via Regia Corte; l'entrata ad arco in pietra, il giardino, il pozzo e al centro il "bagghiu"(il caratteristico cortile), insieme ad altre abitazioni diroccate e i resti di antiche mura costituiscono la masseria di un tempo.Tornato a Bauso, Pasquale ebbe modo di conoscere una giovane di nome Teresa. La ragazza era la cameriera della contessa Gemma di Castelnuovo, moglie del Principe di Carini e figlia di quel conte che il padre di Pasquale aveva tentato di uccidere. Per queste ragioni la contessa Gemma nutriva un odio profondo verso Pasquale Bruno. Impedì a Bruno di vedere Teresa, fece trasferire la cameriera a Palermo, dove la fece sposare ad un servitore della casata, un certo Gaetano e tenne i due sposi al suo servizio nella città di Palermo.Pasquale per impedire che tutto ciò avvenisse si era presentato alla contessa e l'aveva supplicata, ma tutto era stato inutile.Era stato cacciato perché la nobildonna non gli aveva perdonato il gesto scellerato del padre.Queste ragioni portarono Pasquale Bruno a diventare un bandito.Egli si sentiva vittima di un'ingiustizia e si ribellò per anni contro i gendarmi del Conte di Castelnuovo, seguito da un ristretto gruppo di amici fidati.Entrò subito nella leggenda: lo si immaginava correre da una località all'altra sul suo cavallo mezzo arabo, scortato dai suoi amati cani e si raccontava che ne pallettoni ne spade riuscissero a ferirlo."Stretto un patto con una strega e, in cambio dell’anima, divenuto incantato,Pasquale sfugge ad un’imboscata".Resistette assediato nella sua masseria fino a quando i gendarmi della contessa Gemma minacciarono di bruciare Bauso.Tradito dall'amico Placido Meli, gli avventò contro la fedele Leona ed assistette alla scena: "Leona e Placido Meli:un cane feroce e fedele,un amico traditore. 'Bruno, appoggiato alla sua carabina, rimane a guardare quello strano duello".L'amore per il suo paese e per la sua gente prevalse e si arrese. Fu impiccato a Palermo nel 1805.Prima di morire affidò i suoi cani corsi e la cagnetta Leona, la sua preferita, ad amici perché avessero cura di loro.

Si narra che Pasquale Bruno abbia affrontato il suo triste destino con molta dignità."Come Bruno, nella notte che precede l 'esecuzione della sua condanna, a morte, trascorsa in una chiesa, al cospetto della morte; invoca Dio per conoscere il mistero della vita. Ma tutto tace, tranne la voce del cuore. La sua morte violenta amplificò la sua vicenda e fece entrare il bandito di Bauso nella leggenda.

 

   

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